articolo pubblicato su giomagazine.it

 

Ancora un interessante momento di approfondimento enologico in una Napoli, quanto mai, “assetata” di cultura.
Le splendide sale del Gran caffè Gambrinus di Napoli hanno ospitato il Taurasi, figlio nobile dell’Irpinia, interpretato da uno dei più rinomati viticoltori del verde territorio campano: Luigi Tecce.

La sera di venerdi scorso abbiamo messo il naso in sei annate di Taurasi DOCG nella prima vera verticale del proprio vino voluta fortemente dal produttore e realizzata da Romina Sodano, in collaborazione con Massimiliano Rosati, padrone di casa e Pasquale Brillante, wine consultant.
Promosso dall’Associazione Culturale “Le Stanze della Cultura“, di cui la Sodano è presidente, l’incontro ha permesso ai tanti intervenuti, di conoscere il vino ma, principalmente, il territorio attraverso i racconti e le sensazioni del produttore.
Le vigne di Tecce, agricoltore e signore di altri tempi, si trovano tra Paternopoli e Castelfranci, in un territorio che, come tutta l’Irpinia, all’alba dei tempi, si trovava in fondo al mare.
Grandi depositi calcarei sotterranei e forti concentrazioni saline e di cenere vulcanica nei terreni sciolti in superficie sono la forza di questi luoghi, forza che trasmettono ai vini attraverso le uve.
Luigi Tecce, che con i suoi modi pacati, lo sguardo vitale e un elegante farfallino sembrava a suo perfetto agio nelle sale dell’antico caffè napoletano, ci ha raccontato che ha dovuto rimboccarsi le maniche dopo la morte del padre e del nonno, che curavano la campagna, ed ha dovuto, lentamente, entrare in simbiosi con la natura per imparare a capirla, per usarla, ma anche e accontentarla.
Veniamo ai vini che, per volontà del produttore sono stati versati tutti assieme e raccontati alla sua maniera, fuori da schemi tecnici e temini streotipati:
Le differenti annate degustate, dalla 2005 alla 2010, proposta in anteprima poichè ancora in corso di elevazione in bottiglia, hanno presentato una costante nel colore, tutte splendidi rossi rubino ad eccezione della 2010 che presentava ancora riflessi violacei.

La sorpresa l’hanno riservata i differenti profili olfattivi dei sei calici, determinati, in buona parte, dall’andamento climatico dell’anno: Le annate 2005 e 2009 si caratterizzavano per i tratti balsamici e di sottobosco (con un piacevole fungo porcino nella prima) che precedevano le note fruttate e floreali. L’annata 2007, che fu notoriamente caldissima, è l’unica in cui si percepisce frutta stramatura, mentre tutte le annate pari (2006-2008-2010) sono contraddistinte da netti sentori di frutta a bacca rossa e nera, radice di liquirizia, rabarbaro e una leggera nota di pepe nero su un fondo di minerali e cenere.

Al sorso, in tutte, il territorio reclama prepotentemente ciò che ha elargito: freschezza, vigoria, concentrazione materica, note calde, fitta trama tannica e prolungato finale di bocca. Sono vini che hanno davanti larghissime prospettive di durata nel tempo, appena all’inizio della loro storia e che tra dieci anni non potranno che essere ancora migliori.

L’aglianico è il protagonista indiscusso e principe della viticoltura campana e, nella filosofia di Tecce, questo vitigno deve sviluppare al meglio le sue peculiari caratteristiche che trovano nel Taurasi DOCG la migliore espressione. L’occasione di scambiare impressioni e considerazioni con il produttore è un momento importante per il consumatore e/o l’appassionato, poichè la crescente attenzione verso prodotti di qualità, sia anche favorita dalla mediaticità dei tanti programmi tv ed eventi a tema di questo periodo, così come la crescente capacità critica del consumatore, sono la finalizzazione di un lavoro di ricerca e di sacrificio che viene svolto in maniera del tutto artigianale ed è giusto che si consenta a tutti di comprendere fino in fondo il perchè di uno stile, il perchè di una filosofia, il perchè di un prezzo.

Luigi ha voluto che godessimo di un abbinamento territoriale per degustare il suo vino, quindi ci ha portato salumi e formaggi irpini, mentre Romina Sodano ci ha proposto la sua Angelica Rustica, della quale mi sono fatto dare la ricetta:

Tempo di preparazione e cottura:
45 min + 30 min di lievitazione per il lievitino + 1 ora e 30 min di lievitazione dell’impasto + 40 min cottura

Ingredienti:

per il Lievitino:
135 gr di farina forte
12 gr di lievito di birra
75 gr di acqua

per l’Impasto:
400 gr di farina forte
3 cucchiai abbondanti di parmigiano grattuggiato o pecorino romano
120 gr di latte tiepido
2 uova madie
1 cucchiaino di sale
120 gr di burro morbido (io utilizzo il Lurpark)

Per il Ripieno:
100 gr di formaggio emmenthal a pezzetti
100 gr di salame napoletano a pezzetti
100 gr di provolone dolce
50 gr di burro fuso
Per la Pennellatura:
1 uovo sbattuto con un pò di latte

Procedimento:
Impastare gli ingredienti del lievitino e lasciare in lievitazione per 30 minuti.
Disporre, in una ciotola o in una planetaria, la farina disposta a fontana, con il formaggio, il sale, le uova, il latte tiepido, il burro morbido e il lievitino.
Lavorare il tutto, fino a quando l’impasto non risulterà ben amalgamato e si staccherà dalle pareti della ciotola.
Lasciare lievitare in un contenitore unto di burro per 1 ora, fino a che non raddoppierà la sua dimensione. Fate attenzione poichè, a causa della temperatura ambientale, l’impasto potrebbe avere bisogno di più tempo per completare la lievitazione.
A fine lievitazione rovesciate l’impasto su una spianatoia infarinata, e lavoratelo stendendolo, ma senza mattarello, fino ad ottenere un rettangolo di 2 /3 mm di spessore.

Spennellare con burro fuso e disporre sull’impasto spianato gli ingredienti per il ripieno.

Arrotolare il tutto e disporre in contenitore da forno spennellando la superficie con uovo sbattuto e latte.

Infornare a 180 gradi per 40 minuti.