Sono tornato a Verona dopo due anni e mi sono divertito a ritrovare volti familiari in giro per i grandi padiglioni della Fiera.

Tra i tanti c’erano anche loro: I Diversi Vignaioli, un consorzio tra produttori irpini, tra quelli d’eccellenza aggiungo io, che avevano uno stand in comune.

Benchè tutti sempre impegnati con visitatori e buyers, a turno abbiamo avuto modo di scambiare qualche battuta e degustare, con la dovuta calma, i loro vini durante i quattro giorni di Vinitaly. Ho saggiato, ovviamente, tutto il saggiabile e anche qualche chicca, che vado a raccontarvi….

Villa Diamante

Antoine e Diamante Gaita mi hanno raccontato del loro Fiano di Avellino DOCG – Vigna della Congregazione, che per l’annata 2011 ha fatto fermentazione con il mosto dell’annata precedente. Il naso è di una bella complessità, tra frutta bianca, agrumi e sentori minerali. Al gusto è freschissimo, corposo, morbido e di una notevole lunghezza. Un vino sempre strardinario, sincero e diretto, come chi lo fa, e che promette di regalare grandi emozioni anche tra due o tre lustri. Assolutamente da scapicollarsi per potersi accaparrare qualcuna delle pochissime bottiglie prodotte nelle loro splendide vigne di Montefredane (AV).

Guastaferro

Giuseppe Guastaferro e la fidanzata Gaia, mi hanno rifornito di grissini (grazie) ed offerto un bicchiere del loro Taurasi DOCG – Primum del 2004. Annata difficile per molti produtori dell’areale taurasino, ma, dopo questo assaggio, pare non sia stato così per Guastaferro. Nel calice è un rincorrersi di balsamico, frutti maturi e spezie con un fondo di lieve sentore cinereo e minerale. Al palato è deciso, fresco, equilibrato e persistente, con belle note finali di tabacco. Sto già organizzando una spedizione alle vigne di Piano dell’Angelo con il bagagliaio vuoto.

Tenuta Sarno

Il Fiano di Avellino DOCG di Tenuta Sarno è uno di quei vini che rispecchia al 100% il carattere vulcanico ed esplosivo della sua produttrice, Maura Sarno. Ho saggiato l’annata 2010 che mi ha, dapprima, assuefatto con un vulcano di sensazioni olfattive, frutta bianca, fiori bianchi, mineralità, agrumato, per poi sedurmi con un palato esplosivo e persistente. I vini di Maura migliorano di anno in anno e vanno assolutamente acquistati in tempo prima che finiscano visto che, purtroppo, si tratta di una produzione di nicchia dei vigneti di Candida (AV), una vera chicca.

Bambinuto

Dopo Fiano e Taurasi non poteva mancare l’assaggio della terza DOCG irpina, cioè il Greco di Tufo DOCG. A offrirmelo è Marilena Aufiero, giovane e tosta produttrice di Santa Paolina (AV) che non ha paura di sperimentare, tanto che oggi il Picoli è una realtà nel panorama enologico irpino. Il calice dell’annata 2010 è splendido, con tutti i sentori fruttati e minerali tipici del Greco di Tufo. In bocca è freschissimo, quasi citrico e con un bel finale minerale che accompagna la bellaa persistenza al palato. Si beve e si immaginano gli abbinamenti gastronomici. Da segnalare le gelatine dolci al Picoli. Simpatico l’assaggio di qualche altro Greco fatto assieme a Marilena in giro per gli stands degli altri produttori: non sversa nulla neanche lei. Una grande!

Contrade di Taurasi

“Last but not least” la mia adorata Antonella Lonardo di Contrade di Taurasi. Mi perdoneranno gli altri amici, ma in questo caso devo essere più largo di manica. La scelta di produrre un vino come il Grecomusc’ annata 2012 va compresa (per chi non lo cconosce) e va rimarcata (per chi lo ha conosciuto). Un vino che esce come IGT Campania Bianco e che è, ormai, un cult. Il roviello bianco, prodotto nell’areale del Taurasino, da origine a un vino dai sentori minerali, fruttati, floreali che ha una morbidezza al palato bilanciata da una bella freschezza. La lunghezza del finale minerale lascia intendere sulle potenzialità di invecchiamento di questo vino che ha dato già prova di splendida longevità. La scelta, poi, di produrre tre Taurasi, di cui due provenienti da specifiche zone (non li voglio chiamare Cru per anti-esterofilia), per un’azienda che non produce tantissime bottiglie è da approfondire. Per chi, come me, è riuscito a mettere, contemporaneamente, il naso nei tre bicchieri di Taurasi della stessa annata, però, diviene tutto molto più chiaro. Il Taurasi DOCG – Vigne d’Alto, il Taurasi DOCG – Coste e il Taurasi DOCG “basic”, tutti dell’annata 2009, sono vini completamente diversi tra loro. Il primo proviene da vigne in Taurasi (AV) lievemente in declivio e composte da un letto di sedimenti calcarei e rocce fluviali su cui gravano stratificazioni di cenere vulcanica provenienti dal Vesuvio e dal Vulture, quindi al naso si percepisce un marcato sentore minerale e cinereo ed al gusto risulta dotato di una bella freschezza con ritorno minerale nel finale. Il secondo proviene da vigneti situati in Taurasi (AV) su terrazzamenti nei pressi di un corso d’acqua, pertanto il terreno è maggiormente ricco di elementi vegetali e il vino presenta, conseguentemente, sentori fruttati maggiormente marcati ed un gusto più rotondo e piacevole, pur conservando lunghezza nel finale. Il terzo è esattamente al centro tra i due precedenti, a completare l’ideale cerchio di una linea enologica che vuole rappresentare il territorio traendone il meglio e rappresentandolo nelle sue diverse sfaccettature. Goduria pura.

Non vi resta che andare a trovarli per comprenderne la “diversità”, non riesco a renderlo scrivendo: parleranno le loro vigne, i loro vini, i loro volti.