Lasciate alle spalle le vacanze umbre e dopo aver ripreso da una settimana a lavorare, la voglia di evasione e di divertimento ritorna prepotente alla ribalta, complice il perdurare della calura estiva.

Mi passa sott’occhio la locandina di Vinestate 2011, una rassegna enologica che si tiene annualmente a Torrecuso (BN). Nel leggere il programma noto che non è la solita degustazione serale di vini, ma che è un giro a 360° sull’enologia della zona con visite alle aziende, seminari, approfondimenti e degustazioni.

Domenica 4 settembre arriviamo a Torrecuso verso le 16, attraverso il paese e prendo la strada per Ponte, dove ci aspettano Pompeo Capobianco e la vulcanica madre Franca Colandrea per farci conoscere l’azienda Caputalbus.

Seduti nella bella sala di degustazione facciamo quattro chiacchiere per conoscerci sorseggiando i loro vini accompagnati da una buonissima pizza rustica.

L’azienda è nata nel 2004 ma la tradizione vitivinicola familiare risale a oltre 100 anni. Da sempre producono aglianico e falanghina e da quest’anno ai vini fermi si è aggiunto anche uno spumante.

Proprio dallo spumante partiamo nella degustazione. Chiamato “DE MAGIA” – 100% falanghina, viene spumantizzato con metodo charmat per conto di Caputalbus da un altro produttore locale. Bello il colore paglierino carico, cristallino, buono il perlage abbastanza fine e persistente. Al naso ricorda la frutta bianca, mela e pera su tutte, ma con un fondo di ananas e fiori bianchi. Al gusto si avverte il corpo tipico della falanghina della zona, cos’ come l’intenso calore e la spiccata acidità. E’ un buon spumante che può contare sulla ricchezza del vino base per dare buone soddisfazioni.

Passiamo alla falanghina del Taburno D.O.C. “DIES IRARE” annata 2010. Non c’è nulla da fare, i terreni calcarei e argillosi del Monte Taburno conferiscono ai vini prodotti qui una marcia in più. La falanghina che assaggiamo gia dal colore e dalla consistenza si intuisce che è ricca e piena di estratto. Il colore è un giallo paglierino intenso e cangiante. E’ un vino consistente che profuma di frutta bianca appena raccolta e fiori bianchi. Al gusto è calda e morbida, l’acidità le conferisce una bella freschezza, è sapida ed ha un bel corpo deciso. Anche se è ancora giovane per essere goduta a pieno, ha già un discreto equilibrio gustativo ma può andare ancora oltre e migliorare.

Preferiamo riservare l’assaggio dell’aglianico del beneventano IGT QUERCUS DOMINA e del vino di punta dell’azienda, l’aglianico del Taburno DOC (non era ancora DOCG all’epoca) ILLUNIS alle degustazioni serali, ma ci facciamo spiegare la singolare metodologia di produzione di quest’ultimo.

L’illunis, Aglianico 100%, viene prodotto con il metodo dell'”acenata”, risalente al 1700, che consiste nel vinificare il 50% delle uve in maniera tradizionale ed il restante 50% dopo aver cotto in forno a 400°C gli interi grappoli in pentole di terracotta. i due diversi mosti vengono messi a fermentare insieme per circa 20 giorni per poi essere svinati e messi in barriques di castagno per 18 mesi. dopo ulteriori sei mesi di affinamento in bottiglia il vino è pronto alla commercializzazione. In pratica l’Illunis ci mette quasi tre anni per arrivare sulle nostre tavole. E’ un investimento gravoso e importante ma, vista la qualità del vino, che ho già avuto modo di degustare in precedenza, ne vale la pena.

Lasciamo Caputalbus, tanto con Pompeo e Franca ci rivediamo tra poco a Torrecuso, e facciamo ritorno in paese per partecipare ad un interessante seminario sul ruolo delle donne nella cultura del vino, che sarà condotto da Maristella Di Martino e Pasquale Carlo, giornalisti enogastronomici e coordinato in sala da Maria Grazia De Luca (delgato AIS di Benevento).

Nelle sale affrescate dello splendodi Palazzo Caracciolo sono le donne del vino ad alternarsi a raccontare le proprie esperienze e i propri prodotti: Giusy Rapuano di “Torre del Pagus”, Franca Colandrea di “Caputalbus” e Agnese Ariano de “La Dormiente”. Non è riuscita a giungere in tempo Patrizia Iannella di “Torre a Oriente”, sostituita sul campo da Pasquale Carlo.

Abbiamo degustato i loro vini:

Biancuzita Falanghina Sannio Doc 2008 di Torre a Oriente, 100% falanghina di cui un 20% affinato in botte.

Insomnia Falanghina Taburno Doc 2008 di Torre del Pagus, 100% falanghina, vendemmia tardiva, tutto fermentato e affinato in botte.

Illunis Aglianico del Taburno 2004 di Caputalbus, vedi sopra.

Lino delle Fate Passito di Aglianico 2005 de La Dormiente, 100% aglianico passito.

Bellissima esperienza di confronto e di conoscenza.

Salutiamo tutti e, consigliato dalla simpatica Ivana Limata di Percorsi Di Vino e con l’amica Michela Guadagno andiamo a rifocillarci con il caciocavallo ‘mbiccato e un panino con salsiccia e peperoncini verdi. I vini rossi del sannio si abbinano perfettamente a questo cibo.

Dopo la cena passiamo ai banchi di degustazione per recuperare, in primis il QUERCUS DOMINA di Caputalbus, lasciato in sospeso nel pomeriggio, e che, casualmente è il primo banchetto che ioncontriamo scendendo dal borgo antico, per poi passare agli altri, Torre del Pagus, Cantine del Taburno, La Rivolta dell’amico Paolo Cotroneo, fino a raggiungere l’auto per tornare a casa.

Ma accanto alla macchina ho una visione. E’ lei! Magicamente riapparsa dalla cerimonia a cui aveva dovuto partecipare: Patrizia Iannella. Con la simpaticissima e esplosiva Patrizia facciamo quattro simpatiche chiacchiere mentre degustiamo i suoi ottimi vini.

MI è dispiaciuto di non aver incontrato l’amica Brigida Bisesto dell’Associazione Amici dell’Aglianico del Taburno che era impegnata per lavoro, ma non mancherà occasione per rivedersi.

Quando le mie piccole principesse, che mi hanno seguito per l’intera giornata, manifestano segni di stanchezza ci congediamo da Patrizia con la promessa di una giornata assieme e facciamo ritorno a Napoli.

Sono soddisfatto di questa giornata nel Sannio, terra meravigliosa e che tanto può dare all’enologia italiana. Un plauso va al coraggio, all’abnegazione e alla forza dei produttori per la loro continua sperimentazione, ma bisogna ringraziare la natura per questi terreni dove, si spera, l’avidità e l’autolesionismo dell’uomo non arrivi mai.