Articolo pubblicato su Giò Magazine

 

Il Lago d’Averno è da sempre luogo di insondabili e mitologici misteri. Qui Ade portò Proserpina per condurla con se nel mondo degli inferi e qui Virgilio, nel sesto libro dell’Eneide colloca la porta del regno dei morti. Qui i romani avevano uno dei loro avamposti militari più protetti.

Dopo un’interessante gita sulle sponde del Lago, attraverso l’oasi naturalistica che lo circonda, una sosta dai fratelli Mirabella è d’obbligo. Emilio e Nicola, proseguono la centenaria tradizione di famiglia coltivando la vite sui sabbiosi costoni vulcanici che circondano l’Averno. I loro vigneti crescono a ridosso del tempio di Apollo, probabilmente un edificio termale di grandi proporzioni, poco più piccolo del Pantheon di Roma, una cui suggestiva vista è stata di ispirazione per il logo della loro azienda agricola: Cantine dell’Averno. Qui si producono la falanghina e il piedirosso dei Campi Flegrei DOP che ben si abbinano ai piatti realizzati con i prodotti locali.

Oggi Emilio, che è anche fine cuciniere, per il tasting della falanghina 2012 ci ha preparato una rivisitazione delle Sarde in Saor, ma più che una rivisitazione è un piatto con un suo profilo preciso.

Base di tutto sono le splendide e profumate alici del Golfo di Pozzuoli, che vengono pulite e deliscate, quindi infarinate e fritte. Una volta pronte si condiscono con sale e pepe.

A parte si prepara una salsa con aceto balsamico, zucchero, sale, mandorle (e/o pinoli), uvetta passita e pepe. Una volta ridotta la salsa alla giusta consistenza si aggiunge sulle alici fritte mescolando il tutto per omogeneizzare il gusto.

L’approccio salato delle alici si contrappone alla dolcezza della salsa, come anche il retrogusto amarognolo dell’aceto balsamico viene riequilibrato dalle mandorle.

La Falanghina dei Campi Flegrei DOC, fresca, salina, ben si abbina a questa preparazione che, dopo una salutare passeggiata tra mito, ambiente e storia, ci ha consentito di godere del territorio flegreo a 360 gradi. Da ripetere!