Tenuta Scuotto è una giovane realtà vitivinicola irpina condotta da giovani. Adolfo e Debora Scuotto, con il padre Eduardo, nel 2009 hanno deciso di investire nella verde provincia campana individuando in Lapio (AV) la zona ideale per dare vita al loro progetto di produrre vino.

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L’idea di investire sull’uva autoctona che meglio si esprime a Lapio, il Fiano, e di accostargli prodotti provenienti da zone altrettanto vocate quali l’aglianico di Paternopoli e il Greco di Santa Paolina, li ha messi davanti a una scelta: produrre vini sulla scia del modello irpino già collaudato oppure cercare uno stile diverso?

Con l’enologo Angelo Valentino si è data vita a una ispirazione diversa: produrre vini irpini che strizzano l’occhio alla Francia, in particolar modo alla Borgogna e all’Alsazia.

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Così, accanto ai vini di riferimento “basic”, sono nati il fiano Oi’nì e il Taurasi, che abbiamo degustato stasera all’Enopanetteria “I Sapori della Tradizione” di Stefano Pagliuca a Melito di Napoli.

Il buffet di benvenuto di Stefano è sempre all’altezza con le sue pizze fatte col “criscito” o lievito madre, in tre declinazioni: con le patate, zucchine e provola e con il pomodorino. La particolarità delle pizze di Pagliuca è quella di essere fatte come tanto tempo fa, con la pasta dal gusto intenso e le farciture fatte da contorni cucinati alla maniera tradizionale e rustica. Il tutto lontano anni luce dalle sfoglie di cartone pressato che si possono comprare, purtroppo, un po’ dovunque.

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Dopo aver placato i morsi della fame, data l’ora, ci accomodiamo nella bella sala di degustazione per ascoltare le parole di Adolfo Scuotto e seguire le impressioni sui vini di Tommaso Luongo, Delegato AIS di Napoli.

Si parte con il Fiano di Avellino DOCG “base” annata 2013.

Il colore è giallo paglierino carico con riflessi tendenti al dorato. Netti aromi di pesca gialla, sentori floreali e marchio minerale tra la grafite e le note fumè. Sorso rotondo, morbido, pieno, con bella acidità e buon equilibrio. Lunga la persistenza con finale salino.

Passiamo all’Oi nì, vino che sin dalla sua prima uscita ha raccolto consenti e curiosità. L’intera massa viene fatta fermentare e affinare per 12 mesi sulle fecce fini in botti grandi di rovere francese, per poi levarsi trascorrere altri sei mesi in bottiglia prima della commercializzazione. Uve provenienti dai vigneti di Lapio (AV).

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“Oi Nì” Campania Fiano IGT 2013 – Colore giallo dorato. Al naso frutta matura a polpa gialla, note di petali di rosa, e fiori di ginestra, leggerissimi il burro e i sentori di tostatura. In bocca il sorso è freschissimo, morbido, pieno e con una struttura importante. L’acidità e l’alcol non hanno raggiunto una perfetta fusione ma rendono al vino un gusto molto intenso. Persistenza molto lunga con leggero tannino e finale salino.

“Oi Nì” Campania Fiano IGT 2012 – Colore giallo dorato. Al naso petali di rosa, frutta secca e candita, burro, sentori di tostatura e leggero idrocarburo. In bocca il sorso è fresco, morbido, pieno e con una struttura imponente. L’acidità e l’alcol sono una cosa sola e conducono a una persistenza molto lunga. Al leggero tannino e al finale salino viene lascato l’ultimo atto.

“Oi Nì” Campania Fiano IGT 2012 – Colore giallo dorato. Il naso è molto più sottile del precedente ma non meno interessante. Le note  fruttate iniziali sono meno pronunciate lasciando più spazio alle note di burro e miele, oltre che all’idrocarburo, segni dell’evoluzione. Il sorso è morbido e secco. La sensazione di acidità è maggiore dell’alcol, con il quale non trova l’intesa giusta. Pur avendo una minore persistenza dei precedenti riesce a essere molto piacevole fino alla fine.

La differenza climatica tra le tre annate emerge netta nei tre assaggi, aldilà delle naturali differenze dovute alla diversa età evolutiva dei vini. La 2011 paga l’annata piuttosto piovosa, mentre la 2012 spicca per equilibrio complessivo.

Passiamo ai Taurasi, prodotti con uve provenienti dai vigneti di Paternopoli (AV)

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Taurasi 2012 – Colore rosso rubino ben concentrato. Aromi di frutti neri quali amarena, ribes, more, precedono aromi di viola, sentori balsamici di erbe aromatiche, chiodi di garofano, pepe, radice liquirizia e mandorla. Il fondo del naso presenta sentori terrosi di argilla, comunque piacevoli e tipici delle uve della parte alta (geograficamente e altimetricamente) dell’Irpinia. Sorso morbido, elegante, rotondo con ricercato equilibrio e tannini setosi. Finale salino e piacevolmente lungo.

Taurasi 2011 – Colore rosso rubino ben concentrato. Aromi di frutti ciliegia, mirtillo fresco, richiami alla foglie di tabacco tranciate, eucalipto e lavanda, pepe, stecco di liquirizia, rimandi alla grafite e ai sentori terrosi di argilla. Sorso morbido, elegante, meno equilibrato del precedente, rotondo con ricercato equilibrio e tannini setosi. Finale salino e piacevolmente lungo.

Come per l’Oi nì, anche in questo caso il vino legge l’annata. La 2012 sicuramente più equilibrata mentre la 2011 ha acidità più spiccata e prevalente al gusto.

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La sensazione che viene fuori dalla degustazione è che la Tenuta Scuotto abbia investito in questo progetto con il preciso scopo di non omologarsi alla maniera tradizionale irpina di fare vino. Mossa di notevole coraggio, visti i successi di altri viticoltori raggiunti con minore sforzo produttivo ed a parità di livello delle materie prime, ma che potrebbe pagare sul mercato nel medio-lungo periodo avendo tracciato per primi una strada diversa, sdoganando il “solito” vino campano/irpino. Il rispetto per la materia prima è massimo, lo si è capito chiaramente dagli assaggi comparati di oggi, ma qui l’arma vincente è la voglia di fare e la forza della gioventù, che in un mondo dove occorre combattere strenuamente sono determinanti

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Al termine della bella serata Stefano ci saluta con una splendida frittatona di maccheroni di dimensioni maxi. Per gli abbinamenti, beh, fate un po’ voi.