Purtroppo non esiste territorio più enigmatico, controverso e violentato di quello a Nord di Napoli.

Un’area quasi completamente pianeggiante che si estende per decine di chilometri quadrati e segna il limite tra le province di Napoli e Caserta comprendendo paesi come Giugliano, Marano, Mugnano, Villaricca, Melito, Calvizzano, Qualiano.

La cementificazione selvaggia degli anni dal 1970 a tutti gli anni ’80 e ’90 del secolo scorso hanno causato l’indiscriminata creazione di immensi agglomerati urbani densamente abitati e concentrati in pochi chilometri quadrati. Attualmente qui si conta un totale di circa 300.000 abitanti.

E si sa, laddove si è in troppi ma c’è poco spazio….. Così il traffico congestionato, l’inquinamento, la delinquenza e la violenza sono all’ordine del giorno ed hanno trasformato quella che una volta era una tranquilla provincia esclusivamente rurale in una periferia degradata e violenta.

Una volta questi erano i territori della vera ed unica mela annurca giuglianese, delle ciliegie maranesi, tra le più rinomate, delle zucche e delle zucchine calvizzanesi, dei legumi, tra cui spiccano i fagioli di Villaricca; di quello che era l’identità territoriale di questi luoghi ora ben poco rimane.

Girovagando tra le realtà enogastronimiche campane e non, mi sono sempre chiesto se nell’area a Nord di Napoli, dove vivo dalla nascita, vi fosse qualche associazione o movimento che promuovesse le poche bontà rimaste nel territorio dell’agro giuglianese. Allora un pò tramite internet, un pò tramite amici, un pò facendomi un giro tra i paesi, ho trovato, ma non avevo dubbi, tante buone realtà.

Molti sono ristoratori con la passione per i sapori semplici e sinceri dell’epoca dei propri progenitori, molti sono solo appassionati che rimpiangono le passeggiate nei frutteti della loro infanzia e vorrebbero tutelare quello che resta, spingendo gli altri e riscoprirne i pregi.

Esattamente al centro tra queste due categorie ho trovato l’Associazione MarVin, da me scoperta quasi per caso grazie al piacevole consiglio di una persona cara. Il fato ha voluto che prendessi contatto con Vincenzo Musella Maria Scotti proprio nel periodo in cui ricorreva il secondo anniversario della fondazione dell’Associazione, quindi mi hanno invitato a festeggiare quale  loro gradito ospite.

Infatti il 23, 25 e 26 settembre sono state organizzate serate celebrative durante le quali ho avuto modo di osservare da vicino le loro attività di promozione e valorizzazione del patrimonio enogastronomico e culturale dell’area del giuglianese.

L’Associazione si propone di valorizzare e tutelare la cultura enogastronomica e le antiche tradizioni campane in ogni loro forma, anche attraverso la reciproca collaborazione con numerose realtà commerciali della zona. Vincenzo e Maria mi hanno illustrato che organizzano incontri per l’approccio alla degustazione dei vini e dei prodotti tipici, sia in sede che presso aziende agricole e vitivinicole, e che dispongono di una buona biblioteca tematica a disposizione degli associati. Inoltre mi hanno parlato di connubi tra l’enogastronomia e l’arte, come in occasione di una recente rappresentazione teatrale su tematiche legate alla gastronomia del territorio.

Il 23 settembre è stata una serata “introduttiva” al compleanno della MarVin. Ci siamo ritrovati nella sede dell’Associazione a Giugliano, Rione De Gasperi n.44, dove abbiamo degustato alcune stuzzicherie preparate da Maria con prodotti locali, quali zatterine miste con verdure in agrodolce e con confettura di zucca, mozzarella di bufala campana DOP e pecorino di una locale azienda agricola, panini napoletani con pancetta giuglianese e altre bontà quale il pane a Canestrella cotto a legna dell’Antica Panetteria Buoni Sapori di Stefano Pagliuca (altro alfiere a combattere in una realtà difficile dell’area Nord). I vini Asprinio frizzante de I Borboni e Piedirosso di Cantine Astroni hanno accompagnato le pietanze. Menzione speciale per i tarallucci dolci al vino rosso e le crostate di Maria Scotti preparate con le sue confetture fatte in casa.

Il successivo 25 settembre c’è stata, sempre in sede, la grande cena di augurio con tutti i soci ed i simpatizzanti. Dopo gustosi stuzzichini (ho finito una ciotola di tarallucci dolci al vino) abbiamo potuto gustare un antipasto tipico, ma allo stesso tempo atipico, della zona: Mozzarella di bufala campana DOP, fiori di zucca con ricotta in tempura e bignèe di mare. Atipico perchè il pesce è proprio di Mugnano, che pur essendo un paese dell’entroterra è tradizionale snodo commerciale per questo prodotto ed atipico perchè la mozzarella è di Giugliano e viene prodotta vicino al mare! La controversa periferia a Nord di Napoli è gastronomicamente in grado di sovvertire l’ordine precostituito delle cose.

Il primo piatto è fusilli corti ai gamberetti, fatti con pasta fresca di produttori locali di Calvizzano, mentre il secondo piatto è un filetto di platessa in pastella di pecorino con banane alla falanghina. Vi assicuro che il connubio tra i sapori risultava ben equilibrato e particolare. I piatti sono stati accompagnati dalla Falanghina della casa vinicola Palma di Mugnano. Gli ottimi dolci casalinghi di Maria hanno chiuso la serata.

Per l’ultimo atto della festa l’Associazione ha portato in strada la propria voglia di tutela e informazione del territorio. Al parco “Ponte di Surriento” di Qualiano l’Associazione ha proposto l’assaggio dei prodotti locali al pubblico, cercando di avvicinare la gente alle realtà locali.

Le ottime pizze di Stefano Pagliuca, le torte rustiche e dolci, le insalate di mare e di terra preparate da Alfonso, che con la sua pescheria ha sposato la causa della MarVin, e le “percoche” nel vino. Io stazionavo stabilmente presso gli immancabili tarallucci dolci al vino.

Durante la degustazione l’Associazione ha invitato gli intervenuti a comprendere che tanto di buono c’è nel territorio, anche sotto casa loro e che vale la pena di conoscerlo, tutelarlo e divulgarlo. Alcune persone se ne sono andate meravigliate che a meno di un chilometro da casa loro producessero tali bontà.

Beh, se non altro uno scossone all’ambiente l’Associazione l’ha dato e sicuramente l’impatto è stato positivo. Purtroppo c’è ancora molto da fare: da un lato c’è il livello culturale medio della popolazione (di cui io stesso faccio parte), che il degrado generalizzato del territorio non ha fatto altro che abbassare, e dall’altro lato c’è la poca voglia di muoversi tipica dei piccoli centri anche laddove, di fatto, i piccoli centri non ci sono più. Tuttavia, riflettendo su queste giornate sulla strada del ritorno ho capito che qualcosa si muove e mi sento più rinfrancato. L’associazione MarVin è l’esempio di tutto ciò e spero che vengano altri cento Vincenzo e Maria per risollevare e guarire questo gigante con le gambe rotte che è l’area a nord di Napoli.

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